"WHO SCARED YOU" DEI DOORS: UN RIFF PER L'AMORE TORMENTATO
Sono solamente due le tracce realizzate in studio dai Doors e pubblicate al
di fuori dei sei album registrati tra l’agosto 1966 e il dicembre 1970.
Tra esse vi è l’eclettico Rock di “Who Scared You”, scritta dal chitarrista
Robby Krieger e dal cantante Jim Morrison.
Il brano appartiene alle composizioni dell’autunno 1968, le quali segnarono
per il gruppo un mutamento significativo di stile dopo il successo del terzo LP
(“Waiting For The Sun”, distribuito nel luglio ’68 e andato in testa alla
classifica americana).
In questo periodo, il parziale distacco di Morrison dalle vicende della
band e l’emergere di Krieger come autore di un maggior numero di pezzi,
trasformò, almeno in parte, il volto sonoro dei Doors.
Ciò avvenne soprattutto attraverso due modalità. La prima è data dall’inserimento
di fiati in alcuni degli arrangiamenti; la seconda, dall’adozione di uno stile
compositivo più attento alle esigenze di mercato rispetto a quanto accaduto dal 1966 all'estate 1968.
In questo contesto, “Who Scared You” rappresenta forse il migliore esempio del tentativo di includere una sezione di fiati nella produzione del quartetto californiano.
Il brano viene composto nell’ottobre-novembre ’68, per poi essere registrato
in novembre nell’ambito delle session per l’LP “The Soft Parade” (album che
sarà poi immesso sul mercato soltanto nel luglio 1969 e senza “Who Scared You”
nella track list).
Inizialmente la traccia è sperimentata dal vivo, esordendo durante il
concerto del 14 dicembre ’68 a Inglewood in California (qui il link) con
una piccola orchestra di fiati presente sul palco.
Anche nella esibizione seguente, al Madison Square Garden di New York il 24
gennaio 1969, troviamo il pezzo accompagnato da fiati (qui il link).
L’audio dei due bootleg è di bassa qualità, ma in entrambi possono essere apprezzati,
in particolare, l’abrasiva eleganza della voce di Morrison e l’energia
sprigionata dalle performance nel loro complesso.
Bisognerà attendere il marzo ’69 affinché “Who Scared You” sia ufficialmente
pubblicata come lato B del singolo “Wishful Sinful” (quarantaquattresimo posto
in America e nulla di fatto in U.K.).
La struttura di “Who Scared You” risulta essere significativamente diversificata
al suo interno: strofa (x3) – ritornello – middle eight (dal min. 1.04 al min. 1.11) – assolo – transizione
strumentale – strofa (x3) – ritornello - coda (di 51 secondi).
La traccia è imperniata su di un ricorrente riff di chitarra elettrica non distorta, modellato da Krieger ed articolato in maniera semplice ed efficace.
Tre note ascendenti, la cui gaia risalita è interrotta espressivamente da una
sola nota suonata con la tecnica detta vibrato, per terminare poi in un fugace
fraseggio.
Il brano trova il suo centro di gravità proprio nel riff, dal quale originano
sia la successione strofa – ritornello che la linea vocale cantata da Morrison.
Prende forma in questo modo una suggestiva e trascinante combinazione tra
chitarra elettrica e voce, la quale costituisce l’elemento più affascinante dell’intera
canzone.
Da segnalare, inoltre, come i due ritornelli (dal min. 0.50 al min. 0.58 e
dal min. 2.48 al min. 2.57) siano basati su di una variazione della strofa,
creando così una sorta di continuità sonora tra le due sezioni. Si tratta di un
espediente già utilizzato nella discografia dei Doors per “Unhappy Girl”,
traccia numero quattro dell'album “Strange Days”, pubblicato nel
settembre 1967.
Se l’assolo di chitarra elettrica non soddisfa pienamente le aspettative, presentando un profilo fin troppo lineare, una speciale menzione va
all’estemporanea transizione strumentale (dal min. 1.45 al min. 1.58).
Qui, alle scure, brevi ed incisive note del sassofono baritono rispondono squillanti
ed entusiasti gli altri fiati, aprendo ad un ritmato intermezzo di stampo Funk
tanto inaspettato quanto coinvolgente.
A colpire positivamente è anche la inconsueta parte di batteria ideata da
John Densmore, impostata seguendo l’andamento della melodia tratteggiata dal
riff. Nel percorso tracciato dal batterista prevalgono i tamburi dal suono più
grave (tom tom e timpano), illuminati però da frequenti e sfavillanti colpi assestati
con calibrata vitalità sul piatto crash.
Lo sfondo sul quale scorre la canzone è intessuto dall’organo elettrico di
Ray Manzarek (Hammond C3) e dal basso elettrico dell’ottimo sessionman Harvey
Brooks.
Numerosi passaggi sono rinforzati dai fiati, ma l’introduzione di questi strumenti
non sembra essere determinante per la riuscita dell’arrangiamento. Solamente durante
la coda essi acquisiscono maggiore interesse, intonando per alcuni secondi un piacevole
tema derivato, ancora una volta, dal riff principale (ascolto dal min. 3.16 al
min. 3.36).
Le parole della canzone affiorano sotto forma di versi frammentati,
improvvisati da Morrison già nel corso del 1967 in occasione di tre distinti
concerti dei Doors. Prima il 7 marzo al The Matrix di Los Angeles all’interno
di “When The Music’s Over”, poi nel fantastico live di Danbury dell’11 ottobre
collocati nella parte centrale di “The End” e, in fine, il 16 novembre a San
Francisco rintracciabili tra le pieghe di “Back Door Man”.
Il testo finale del brano, ultimato da Morrison nell’autunno ‘68, prende
spunto, come in altri casi, dalla turbolenta relazione che egli intratteneva
con Pamela Courson. I versi abbracciano però un orizzonte più ampio, mettendo in
luce la contrapposizione agrodolce tra passione e conflitto insita in ogni
amore fatale, tempestoso e tormentato.
Questa tematica è interpretata dalla vocalità di Morrison con la sommessa
amarezza e il disilluso ardore dati da una attrazione vissuta come dolorosa e
irrinunciabile allo stesso tempo (“Why were you born / Just to play with me”).
Il cantante dei Doors, afflitto, ma innamorato, tinge l’intera composizione
con le emozioni contrastanti di un amore magnetico ed irresistibile, ma pericoloso
e, forse, impossibile.
Pur non essendo tra i pezzi migliori della band, l’esclusione di “Who
Scared You” dal disco uscito nel luglio ‘69 (“The Soft Parade”) fu la
conseguenza di una decisione incomprensibile. Infatti, almeno quattro pezzi
contenuti nell’album sono inferiori qualitativamente se confrontati alla
canzone della quale stiamo trattando.
Come insufficiente compensazione, la traccia sarà inclusa nella prima
compilation dei Doors uscita dopo la morte di Morrison (“Weird Scenes Inside
The Gold Mine” del gennaio 1972).
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