JIM MORRISON INTERVISTATO IL 13 OTTOBRE 1970: I MOMENTI SALIENTI


Il 13 ottobre 1970 Jim Morrison viene intervistato da Salli Stevenson, giornalista musicale del mensile americano “Circus Magazine”.

Il cantante dei Doors ha ventisei anni quando la reporter, sua coetanea, si siede con lui nell’ufficio della band a Los Angeles.

L’atmosfera rilassata e scherzosa della chiacchierata (circa un’ora di durata) si rivela in perfetto accordo con la lunga barba e l’aspetto dimesso del frontman, il quale ripercorre alcuni aspetti della propria personalità piuttosto interessanti e inusuali.

Nell’ottobre 1970 i Doors si apprestavano a registrare il sesto LP della band: “L.A. Woman” (verrà infatti inciso due mesi dopo, nel dicembre ’70). Inoltre, il primo album dal vivo del gruppo era stato da poco pubblicato con il titolo “Absolutely Live”, entrando nella top ten statunitense nel corso dell’estate ‘70.

 

LA MUSICA

Non a caso, l’intervista prende il largo proprio a partire da “Absolutely Live” (il quale raccoglie esibizioni registrate nell’estate 1969 e nella primavera 1970). Morrison evidenzia in particolare due aspetti di questo disco live.

Il primo è la performance complessiva che possiamo ascoltare nel disco, da lui definita “piuttosto buona” sebbene non al massimo delle possibilità della band. Il secondo aspetto dell’LP che il cantante rimarca consiste nella presenza di rilevanti brani inediti, tra i quali egli cita “Celebration Of The Lizard” (risalente alla prima metà del 1968, ma mai pubblicata prima di “Absolutely Live”).

Interrogato poi sull’introduzione di elementi teatrali nel genere Rock ad opera dei Doors avvenuta circa tre anni prima, nella primavera-estate 1967, il frontman ne attribuisce le origini alla sua aspirazione a divenire uno scrittore di soggetti per film e spettacoli teatrali. Maturata ai tempi dell’università e mai del tutto esauritasi, questa passione si è successivamente riversata sul palcoscenico una volta intrapresa la carriera musicale.

Salli Stevenson spinge in seguito la conversazione su di un territorio delicato: la causa delle morti di Jimi Hendrix, Al Wilson (Canned Heat) e Janis Joplin, tutte avvenute nel mese precedente l’intervista che stiamo raccontando.

Ignaro di essere prossimo alla stessa tragica sorte, Morrison fornisce una motivazione convincente per questi drammatici eventi: tre musicisti citati non sono riusciti a sostenere l’intensa energia sprigionatasi sulla scena musicale americana dal 1966 al ’70.

Un’ultima domanda attinente la musica riguarda un gruppo innovativo ed abrasivo che nell’ottobre 1970 aveva già pubblicato due seminali e taglienti album di rock underground: gli Stooges.

Jim Morrison afferma di non averli mai ascoltati, ma di avere letto qualcosa su di loro, apprezzandone soprattutto la capacità di mettere alla prova il pubblico con la ruvida audacia del loro suono.

 

FILOSOFIA

Una parte della chiacchierata è dedicata a temi filosofici, particolarmente graditi al cantante dei Doors. Salli Stevenson intuisce l’interesse che suscita in Morrison questa tipologia di domande e ne approfitta per estrarre dall’artista i passi più affascinanti dell’intera intervista.

La risposta all’interrogativo su che cosa contraddistingue un eroe, è certamente tra questi momenti: “Un eroe è qualcuno che si ribella, o sembra ribellarsi, ai fatti dell’esistenza e sembra riuscire a sottometterli, ma ovviamente non può essere qualcosa di duraturo”.

Ancora più suggestiva è una ironica definizione di sé stesso che Morrison consegna con evidente piacere ai posteri: “Penso a me stesso come un essere umano intelligente e sensibile con l’anima di un clown che mi impone di mandare tutto all’aria nei momenti più importanti”.

Gli inevitabili argomenti dell’amore e dell’amare vengono invece affrontati dall’artista con un approccio quasi nichilista: “L’amore è uno dei pochi modi che abbiamo per evitare il vuoto”.

L’ultimo passaggio di stampo filosofico è dedicato ad una domanda già posta in passato ad un gran numero di celebrità. “Rifaresti tutto quello che hai fatto se tornassi indietro, vorresti essere ancora una volta Jim Morrison dei Doors?” chiede la giornalista.

La risposta del musicista non è affatto scontata: “Non nego di essermi divertito molto negli ultimi tre o quattro anni […], ma se dovessi rifare tutto da capo penso che sceglierei di essere un tranquillo e riservato artista sconosciuto, intento a la vorare con costanza nel chiuso del suo giardino”.

 

SULLA PERSONALITÁ DI MORRISON

Attraverso le domande che contraddistinguono questa intervista, talvolta riguardanti argomenti piuttosto profondi e riservati, emergono alcuni aspetti poco conosciuti del pensiero di Morrison.

È il caso della spiritualità. Salli Stevenson chiede infatti se egli creda nella reincarnazione. Al parere negativo del cantante si aggiunge la sua posizione in merito alla fede e alla religione in questa fase finale della propria vita. Egli si dichiara agnostico, benché pervaso di curiosità e di apertura alle più diverse possibilità su ciò che possa seguire la morte.

Anche il quesito, alquanto diretto, “In che modo pensi che morirai?”, mette in luce una angolazione interessante della individualità di Morrison: “Spero di morire a centoventi anni in un letto confortevole e mantenendo il senso dell’humor. Non vorrei ci fosse nessuno vicino a me. Vorrei solamente assopirmi tranquillamente”.

Il tono disteso, frequentemente interrotto da brevi pause di riflessione, che Morrison tiene durante l’intervista, aggiunge certamente un fascino particolare alla versione audio integrale del colloquio (qui il link).

Il dialogo con la giornalista termina quando viene annunciato l’arrivo degli altri tre membri dei Doors, trai quali c’è il batterista John Densmore, sposatosi solamente dieci giorni prima. Essi aspettano Morrison in un’altra stanza per una importante riunione: si stanno rapidamente approssimando le registrazioni dell’LP “L.A. Woman”.


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