"ORANGE COUNTY SUITE" DI JIM MORRISON: POESIA BEAT E BALLATA ROCK

 

Durante il 1967 e il ’68 Jim Morrison sviluppa un crescente coinvolgimento nei confronti dell’arte poetica. Un interesse appassionato e già evidente fin dal 1965, il quale viene amplificato in seguito alla fama conquistata dal gruppo rock di cui era il cantante: i Doors.

Tra i frutti di questa sempre più marcata inclinazione alla scrittura in versi troviamo “Orange County Suite”, composta nel corso del 1968.

Questo poema celebra la tradizione letteraria americana della Beat Generation (Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, etc.), filtrandola attraverso la peculiare sensibilità e le frastagliate esperienze personali di Morrison.

Non trovando spazio all’interno di “Waiting For The Sun” (terzo LP dei Doors, pubblicato nel luglio ’68) la poesia è inclusa dal cantante tra il materiale che egli registra il 9 febbraio 1969 a Los Angeles.

La seduta di registrazione in questione viene realizzata senza gli altri membri della band. In essa la voce del frontman accarezza voluttuosamente il microfono con immagini simboliche e provocatorie, fulgide ed oscure, seducenti e crude, prive però di accompagnamento musicale.

A fare eccezione in questa sequenza di poesie recitate dalla sola voce è proprio “Orange County Suite”, la quale è sostenuta da due accordi di pianoforte suonati ripetitivamente dallo stesso Morrison. Egli non era in grado di suonare alcun strumento, perciò, in questo caso, gli fu indicata la posizione delle dita da tenere sulla tastiera del piano.

Ne scaturisce una marcia funebre, scarna, lugubre, dai toni intensamente malinconici che si stagliano su di una cadenza angosciante e insistente.

La musica prodotta in questo modo dalla mano destra di Morrison scorre con fascino opprimente e cupa monotonia, snodandosi sulle strade della contea Californiana che conferisce il titolo alla poesia.

Lungo questo percorso incontriamo le vicende tormentate di una coppia di amanti, le quali sono narrate in prima persona dalla figura maschile.

È importante notare che gli avvenimenti suggeriti dai versi sono solo parzialmente sovrapponibili o riconducibili alla travagliata storia d’amore tra Jim Morrison e Pamela Courson.

Inizialmente (dal min. 0.07 al min. 1.07), le immagini metaforiche del poema tratteggiano il primo anno della relazione amorosa, felice pur tra difficoltà materiali.

Successivamente (dal min. 1.12 al min. 2.00), viene descritta la rottura del rapporto, avvenuta, già durante il secondo anno, tra aspri litigi e conflitti.

A questo punto (dal min. 2.05 al min. 4.00), affiorano fotografie frammentate e sfocate di attimi vissuti durante la separazione dei due amanti. Esse ci fanno intuire come dolorose vicende segnino le complicate esistenze di entrambi, portandole ad alcuni fuggevoli contatti per poi farle divergere nuovamente.

La scena finale (dal min. 4.05 al termine) si svolge invece nel presente: i due amanti sono ora riuniti in uno scenario naturale e bucolico, entrambi al lavoro in una fattoria, forse vinti e riavvicinati dalle rispettive sventure.

Sebbene la conclusione della composizione dipinga un quadro tutto sommato lieto, il tono della voce di Morrison esprime qui una tenerezza carica di sofferenza e disillusione.

Questo contrasto tra il significato delle parole pronunciate e l’inflessione vocale utilizzata nel cantarle rappresenta un espediente deliziosamente ingegnoso. Un epilogo che sottolinea come la avvenuta riconciliazione dei due amanti sia ancora disseminata di dubbi e dissidi.

Il connubio tra versi e musica ideato da Morrison per “Orange County Suite” ha come esito una intensa ballata rock dalla struttura relativamente semplice. Infatti, essa è per metà scandita dall’alternarsi di strofa e ritornello mentre nella seconda metà del brano è arricchita da una ulteriore strofa (strofa-strofa-ritornello).

Da notare il passaggio (dal min. 1.41 al min. 1.53) nel quale la strofa viene sostituita da due esclamazioni (“Well I’m mad! / And I’m Bad!”). Sono parole scagliate con risentimento tra gli intervalli di teso silenzio che interrompono brevemente il moto costante, dolente e percussivo del pianoforte.

Dal min. 4.37, il brano si dissolve lentamente in una struggente coda, il cui accorato turbamento si spegne negli ultimi tre misteriosi ed enigmatici accordi di pianoforte.

La linea vocale e la emozionante melodia che essa delinea aderiscono al ritmo del testo con mesta eloquenza, evocando gli amari rimpianti e i tormenti interiori provati dai due protagonisti.

La tetra atmosfera sonora creata da Morrison ci immerge in una intima e toccante confessione, dove le afflizioni vissute dalla coppia sono addirittura tangibili grazie alla straordinaria espressività del canto.

Estasi e sofferenza si mescolano nella voce profonda, torturata, commossa di un artista che sta recitando un ruolo a lui affine più che cantare un brano musicale.

L’intonazione vocale subisce due memorabili increspature (dal min. 2.31 al min. 2.45 e, in particolare, dal min. 3.34 al min. 3.45), innalzandosi con una rabbia appena trattenuta oltre l’affranta tristezza che percorre l’intero poema.

Nel 1996, dopo ventisette anni trascorsi negli archivi, questo pezzo verrà recuperato dai tre componenti superstiti dei Doors al fine di inserirlo nella compilation “The Doors Box Set”, pubblicata nel 1997.

Un languido sottofondo aggiunto alla traccia originale da R. Manzarek, J. Densmore e R. Krieger non basta però a giustificare del tutto l’intervento realizzato. Benché piacevole nella forma, la base registrata dai tre musicisti risulta superflua, sottraendo la spoglia autenticità che rende immensamente superiore la versione originale del febbraio ’69.

“Orange County Suite” è da considerare come un lavoro solista di Jim Morrison. Un lavoro ricco di visioni destinate a colpire l’emotività più della logica e a scompaginare la linearità della narrazione senza precluderne però la comprensione complessiva.

L’autore innesta così la controcultura americana di fine anni ’60 sulla vivida eredità dei poeti appartenenti alla Beat Generation (in auge durante gli anni ’50 del ‘900, quando Morrison era adolescente).

Il cantante dei Doors impiega il suo genio artistico nel delineare le dure difficoltà della vita e le imprevedibili strade dell’amore. Una vita e un amore difficili e problematici, sperimentati nel contesto di quella California sotterranea, solitamente estromessa dai racconti patinati e scintillanti che raffigurano personaggi ricchi, famosi e influenti.

Poesia, musica, interpretazione e profonda sensibilità si condensano in questa composizione con una forza drammatica di grande impatto, rivelando la direzione artistica di una ipotetica carriera solista del frontman.

Amore e passione, rabbia e incomunicabilità, perdono e rassegnazione, le asperità dei sentimenti umani, sono incise da Morrison sui muri di Los Angeles come monito verso i rigidi giudizi morali della folla conformista.

A questo link potete ascoltare la versione originale completa mentre a questo ulteriore link potete ascoltarla con un audio migliore, ma senza gli ultimi imperscrutabili accordi).


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