JOHN DENSMORE: L'USO DELLE SPAZZOLE NELLA MUSICA DEI DOORS
Il batterista dei Doors John Densmore è, con ogni probabilità, l’artista
rock che più frequentemente ha impiegato le spazzole al posto delle bacchette.
Al fine di ampliare la gamma di inflessioni contemplate dal suo stile alla
batteria, egli fece un uso significativo di questa tecnica, la quale compare per
la prima volta all’inizio ventesimo secolo nell’ambito della musica Jazz.
Questa variante delle tradizionali bacchette rende l’impatto prodotto dal batterista
sul proprio strumento (prevalentemente sul tamburo rullante) simile ad un
soffuso fruscio. Gli asciutti colpi assestati su tamburi e piatti vengono attutiti,
trasformandosi così in un dilatato sussurro attraversato da soffici vibrazioni e
da un tono maggiormente intimo.
Un suono che viene ottenuto grazie a setole metalliche poste al termine
della bacchetta, le quali sfumano morbidamente il timbro netto solitamente estratto
dalle bacchette stesse sui tamburi della batteria.
Questa innovazione applicata alla musica jazz appare negli anni ’10 del
‘900. In quel periodo, infatti, emerge la necessità di attenuare, soprattutto
nelle ballads, il suono della batteria e di mantenerlo sullo sfondo
dell’arrangiamento.
Lo scopo era quello di evitare che il pattern percussivo sovrastasse gli
altri membri della band in un periodo nel quale non esistevano sistemi di
amplificazione efficaci.
Ciò era necessario in un primo tempo in occasione delle esibizioni dal vivo
e, in seguito, anche nelle prime registrazioni jazz in studio (dal 1916 in
poi).
Citiamo di seguito una delle prime testimonianze, risalente alla prima
forma compiuta di Jazz (il New Orleans Jazz), di come inizialmente venivano
utilizzate le spazzole. Si tratta di Baby Dodds, batterista del trio guidato dal
grande Jelly Roll Morton, in “Mr. Jelly Lord” del 1927 (qui il link).
Dopo essersi affermato nei generi successivi di Jazz (Swing negli anni ‘30,
Be Bop negli anni ’40 e Hard Bop negli anni ‘50), l’uso delle spazzole giunge,
nel corso degli anni ’60, a toccare anche il Pop Rock ed il Rock. Due esempi a
questo proposito sono “You’ve Got To Hide Your Love Away” dei Beatles (1965) e “Street
Fighting Man” dei Rolling Stones (1968).
Come dicevamo, John Densmore è probabilmente il musicista che più spesso e
con maggiore estro ha esibito le spazzole all’interno del linguaggio Rock.
L’entusiasmo per questa modalità percussiva deriva dalla sua passione per
il Jazz (condivisa anche con Ray Manzarek e Robby Krieger, rispettivamente
tastierista e chitarrista del gruppo).
Scorrendo i sei album pubblicati dai Doors dal 1967 al 1971, scopriamo cinque
casi nei quali il batterista sfoggia le spazzole.
Essi sono: “End Of The Night”, tratta dall’LP di esordio “The Doors”; “Yes,
The River Knows”, all’interno del 33 giri “Waiting For The Sun”; “Blue Sunday” e
“The Spy” da “Morrison Hotel”; “Cars Hiss By My Window” inclusa nell’album
“L.A. Woman”.
In “End Of The Night”, registrata nell’agosto 1966, Densmore dà prova di
notevole creatività suonando con una spazzola nella mano destra e la consueta
bacchetta nella sinistra.
Nelle strofe, la spazzola mantiene un ritmo insistente e circospetto sul
tamburo rullante, benché il suo suono sia smussato e impalpabile,
intrecciandosi suggestivamente con i battiti pigramente latineggianti della
bacchetta (ascolto, ad esempio, dal min. 0.19 al min. 0.45).
Inoltre, di tanto in tanto, la spazzola sprigiona eteree scintille sul
piatto ride e sul piatto crash, in particolare durante l’ultimo ritornello (dal
min. 2.05 al min 2.33).
In questo modo, il batterista incornicia il brano con gli indistinti
contorni di una visione notturna, aumentandone ulteriormente la carica psichedelica.
Circa un anno e mezzo dopo, nella primavera 1968, incontriamo la
registrazione di “Yes, The River Knows”, nella quale la dinamica linea tenuta dalle
spazzole sul tamburo rullante si immette con naturalezza nel il fluire della
canzone.
Da notare lo stile ispirato al jazz Hard Bop che Densmore sfoggia nelle
strofe (ad esempio dal min. 1.10 al min. 1.29) e, in misura ancora maggiore, come
accompagnamento dell’assolo di Robby Krieger (dal min. 1.25 al min. 1.49).
Quest’ultima propensione stilistica al Jazz Hard Bop è replicata anche
nell’andamento delle spazzole che possiamo apprezzare in “Blue Sunday” e “The
Spy”, entrambe incise nel novembre 1969.
Dividendosi tra tamburo rullante e piatto ride, Densmore è in grado di avvolgere
queste due tracce in una atmosfera lieve e raffinata, alquanto originale per il
rock di fine anni ’60.
“Cars Hiss By My Window”, la cui registrazione avviene nel dicembre 1970, vede
invece le spazzole accostate al Chicago Blues. Questo genere di Blues, nato nella
seconda metà degli anni ’40, aveva già incluso le spazzole, ad esempio, in “Little
Red Rooster” di Howlin’ Wolf (pubblicata nel 1961 e portata ad un più vasto
successo nel novembre 1964 dai Rolling Stones).
In “Cars Hiss By My Window”, le spazzole di Densmore richiamano sul tamburo
rullante l’indifferente e sonnolento transitare notturno delle macchine menzionate dal titolo della canzone.
L’abbinamento delle spazzole al Chicago Blues da parte del batterista dei
Doors risulta particolarmente evocativo. Esso sprigiona un quieto e regolare crepitio, conducendo i restanti elementi dell’arrangiamento
e la linea vocale della composizione entro i confini di un quadro sonoro caldo
e raccolto.
Al di fuori degli album ufficiali, esiste una versione alternativa di “Queen
Of The Highway”, registrata sotto inusuali sembianze profumate di jazz alla
fine del 1968. Questa incisione avviene in occasione di una delle prime session
per l’LP “The Soft Parade”, benché il brano venga poi selezionato per il disco
“Morrison Hotel” un anno dopo e con un altro adattamento musicale.
Nonostante le spazzole siano presenti solamente nella prima metà del brano,
questa versione mostra meglio degli altri pezzi già ricordati l’aspetto tecnico
implicato dal loro utilizzo.
Qui, infatti, il batterista affida gli accenti ritmici all’hi-hat, come
avviene nel Jazz Hard Bop, lanciandosi in articolate figure percussive
delineate fugacemente dalle spazzole sul tamburo rullante.
Un ultimo cenno va a “I Can’t See Your Face In My Mind”, traccia tratta da
“Strange Days”, il secondo LP della band californiana pubblicato nel settembre
1967).
Qui compaiono le “spazzole psichedeliche”, vale a dire un effetto di studio
creato appositamente per replicare il suono delle spazzole trasponendolo però
in chiave lisergica (per maggiori informazioni leggi il mio libro “The Doors Attraverso
Strange Days” al capitolo dedicato a “I Can’t See Your Face in My Mind”).
Dal Rock psichedelico (“End Of The Night”) al soft Rock (“Yes, The River
Knows”), dal Rock Blues (“The Spy”) alla ballad Rock (“Blue Sunday”) fino al
Blues (“Cars Hiss By My Window”), John Densmore ha introdotto le spazzole nella
musica dei Doors in maniera trasversale ai vari generi di volta in volta
affrontati.
Egli ha contribuito a rendere popolare nel Rock questo strumento tipico del
Jazz e lo ha fatto in maniera convincente, innovativa ed eclettica.
Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” è disponibile su tutte le principali piattaforme. Il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors. Di seguito qualche link:





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