“LAND HO!” DEI DOORS: UN’OPERA TEATRALE ROCK IN TRE ATTI


I Doors elaborano “Land Ho!” nella seconda parte del 1969 partendo da una brillante intuizione artistico-musicale di Jim Morrison, cantante del gruppo.

Il brano viene registrato nel novembre/dicembre ’69, per poi essere pubblicato all’interno del quinto album della band californiana nel febbraio 1970. Esso appartiene ai sei pezzi scritti appositamente per l’LP “Morrison Hotel” (sugli undici complessivi che compongono il disco).

Il titolo si riferisce al grido di gioia entusiasta lanciato dai marinai quando, in passato, veniva avvistata la costa dopo un lungo viaggio sugli oceani.

Raramente interpretata dal vivo, questa eclettica canzone si distingue grazie una struttura singolarmente inusuale per il genere Rock.

“Land Ho!” viene infatti impostata attraverso il succedersi di tre distinte sezioni, le quali superano il paradigma “strofa-ritornello-middle eight”. Al suo posto emergono i contorni sorprendenti di una breve opera teatrale Rock suddivisa in tre atti.

Le tre parti, narrative e musicali allo stesso tempo (proprio come in un’opera teatrale), delineano lo svilupparsi degli eventi raccontati in ordine cronologico.

I testi di ogni sezione sono collegati tra loro per mezzo di efficaci salti temporali, un espediente utilizzato per fare avanzare velocemente la storia e donarle la necessaria immediatezza.

Ognuna delle tre diverse atmosfere è caratterizzata da elementi sonori e ritmici peculiari, coerentemente al progredire della narrazione tracciata vividamente dagli appassionanti versi di Morrison.

Vediamo dunque i tre atti che formano questa coinvolgente composizione, prendendone in esame uno per volta sia dal punto di vista della musica che delle parole.

 

PRIMO ATTO

(dal min. 0.00 al min. 1.38; narrazione in terza persona)

Siamo, approssimativamente, nella prima metà del diciannovesimo secolo sulla costa nord-orientale degli Stati Uniti.

La trama di questo primo episodio vede scorrere un resoconto della vita insoddisfatta condotta da un anziano cacciatore di balene, ormai ritiratosi sulla terra ferma.

A parlare è il nipote, il quale descrive alcuni tratti del vecchio marinaio: la pipa, un dente d’argento, l’irrequietezza nel trattenersi forzatamente lontano dai mari e la propensione a cantare licenziose canzoni di antiche e temerarie avventure.

Il repertorio scurrile ed eccitante del marinaio affascina profondamente il ragazzo, ammaliandolo e liberandone la fantasia oltre i confini delle convenzioni sociali.

È proprio uno di questi canti marinareschi diffusi nell’800 (detti tecnicamente “Sea Shanties” o, al singolare, “Sea Shanty”) ad ispirare l’arrangiamento e le melodie suonate dai Doors nel primo atto.

Un riff dall’andamento irregolare, che sembra spingersi in avanti con spavalda sicurezza per poi ritornare frettolosamente sui suoi passi, viene reiterato incessantemente dal chitarrista Robby Krieger.

Il suo suono, distorto fino ad assomigliare alle scure e dense vibrazioni di un sassofono baritono, è ricalcato e irrobustito dal basso elettrico del sessionman Ray Neopolitan. Viene in questo modo energicamente aperta la strada al gaio arrivo degli altri strumenti.

I briosi acuti dell’organo elettrico di Ray Manzarek (un Vox Continental come quello utilizzato ne 1966-’67) inscenano una cordiale sfida con l’incalzante marcia al galoppo della batteria di John Densmore. Entrambi appaiono allegramente risoluti nel voler portare in primo piano il loro ritmo spensierato e trascinante.

Morrison canta con lieta e sincera vivacità le parole pronunciate dal nipote, le quali pongono in risalto la frustrazione del vecchio marinaio costretto a rimanere separato dal mare.

Inoltre, il cantante lascia trapelare di tanto in tanto i vividi accenti di giovanile fascinazione suscitati nel ragazzo dalla figura ardita e trasgressiva del nonno.

 

SECONDO ATTO

(dal min. 1.39 al min. 2.20; narrazione in prima persona)

Ad introdurci nel secondo atto è un breve assolo di chitarra elettrica, la cui sintetica ed avvincente eloquenza è sottolineata da tre note profondamente ondulate (ottenute da Krieger con un espressivo uso della tecnica detta bending).

Le luci si abbassano, affievolite da lunghi e tenui accordi dell’organo elettrico, mentre sul palco troviamo questa volta l’anziano avventuriero che parla in prima persona.

A dargli voce in maniera alquanto realistica è ancora Jim Morrison. Egli esprime, con il suo canto sommesso, tutta la stanchezza di una lunga e dura esistenza, non priva però della minacciosa audacia che ora anima i bellicosi intenti del vecchio navigatore.

Procuratosi un equipaggio composto da tre imbarcazioni e sessanta uomini disposti a tutto, l’ex cacciatore di balene dichiara infatti di volersi dedicare alla pirateria. L’obiettivo che individua è rappresentato da esotici porti commerciali che progetta di assaltare e saccheggiare insieme alla sua ciurma.

Il volto caparbio e volitivo del marinaio è acceso da una cupida brama mentre si staglia su di uno sfondo tratteggiato da tre componenti sonore.

La prima componente è data dalle note costantemente pulsanti tenute dal basso elettrico. La seconda è una viola (o un violoncello) che freme cupamente, appena udibile in sottofondo. Il terzo elemento è costituito dalla batteria di Densmore. Abbandonato il ritmo gioiosamente pressante esibito nel primo atto, essa indugia ora in una attesa inquieta. Il senso di teso mistero evocato dal pattern della batteria è scandito dalla alternanza tra l’Hi Hat, l'elastico tamburo detto “tom tom” e la bacchetta che colpisce il bordo del tamburo rullante.

L’urlo combattivo del vecchio: “Land Ho!” (“Terra!” in italiano), segnala l’inizio della sua spregiudicata avventura e chiude il secondo atto.

 

TERZO ATTO

(dal min. 2.21 al min. 4.08; narrazione in prima persona)

Il terzo ed ultimo atto ritorna alla strumentazione e alle cadenze già incontrate nel primo. Esso vede protagonista ancora una volta l’anziano bucaniere, adesso intento nella partenza verso intrepide scorribande con il suo equipaggio.

Interpretando questa scena, Morrison modifica però la linea vocale rispetto a quella seguita nella prima parte della canzone.

Il cantante dei Doors si getta in una dissoluta e libertina melodia dal piglio aggressivo e disinibito, dove le caratteristiche del personaggio che sta rappresentando si fondono suggestivamente con la sua ribelle immagine reale.

I propositi enunciati baldanzosamente dal vecchio corsaro riguardano le modalità con le quali spendere un eventuale bottino derivante dalle scorrerie che si propone di attuare: ubriacature e sesso a pagamento. Ciò è completato da sarcastiche e mordaci battute su di un improbabile e quantomai incerto ritorno agli affetti casalinghi.

Il terzo ed ultimo atto termina con il vorticante sfumare della musica e della voce, attraversato con impeto da dinamici fraseggi della chitarra elettrica.

I Doors lasciano così all’immaginazione dell’ascoltatore il compito di fantasticare sul seguito e sulla possibile conclusione dell’opera teatrale.

Questo brano è collocato in un affascinante contesto storico, come era già successo per la straordinaria composizione “Horse Latitudes” (dal secondo LP del gruppo, “Strange Days”, pubblicato nel settembre 1967).

“Land Ho!” brilla nel panorama rock per la sua creativa e atipica struttura sperimentale. I canti tradizionali marinareschi del primo atto sfociano nella inquietante bonaccia della seconda parte, per poi deflagrare nell’irriverente ironia rock del terzo atto.

Non classificabile tra i migliori lavori della band, questa canzone rimane comunque un esempio estremamente interessante e ingegnoso di teatro in musica.


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