“RIDERS ON THE STORM” DEI DOORS: LE VERSIONI DEMO E WORK IN PROGRESS

 

In seguito al tour promozionale dell’LP “Morrison Hotel”, protrattosi per tutta la prima metà del 1970, e dopo l’esibizione all’Isola di Wight (29 agosto ’70), i Doors fecero ritorno a Los Angeles per alcuni mesi di riposo.

L’aria familiare e il tempo libero condussero la band verso la preparazione di alcuni pezzi, i quali sarebbero stati destinati al disco successivo.

Nell’autunno 1970 il gruppo si trovò dunque di fronte al produttore Paul Rothchild, il quale li aveva accompagnati fin dal loro esordio su vinile, per provare su di lui l’effetto di queste nuove composizioni.

Tra esse figurava anche “Riders On The Storm”, derivante da una intuizione del cantante Jim Morrison e sviluppata in maniera collettiva da tutti i componenti.

In questa fase iniziale, la canzone è abbreviata a quattro minuti e mezzo rispetto agli oltre sette minuti del risultato finale, ma appare sostanzialmente definita nella strumentazione e nel testo (qui il link).

Anche la struttura è già completa: strofa – bridge – breve ritornello che riprende la strofa, il tutto scandito dai due assoli di chitarra elettrica e pianoforte elettrico.

La versione “demo” di questa composizione è leggermente più veloce dell’originale, esibendo una coinvolgente animazione grazie alle insistenti pulsazioni della batteria di John Densmore.

Il canto Morrison, pur non essendo del tutto privo della fosca magia sprigionata nella traccia originale, si trova ad uno stadio incompiuto. Dal min. 2.07 al min. 2.33 il frontman dei Doors prova anche una diversa linea vocale per i versi della strofa e per il ritornello (sulle parole “Love your man”). Questo suggestivo tentativo verrà in ogni caso di lì a poco lasciato cadere.

La ipnotica e misteriosa linea di basso è temporaneamente affidata al Fender Rhodes Piano Bass suonato con la mano sinistra da Manzarek.

Sebbene da perfezionare e rifinire in alcuni passaggi e negli effetti di studio, la prima versione di “Riders On The Storm” possiede una sua scorrevole coerenza, dimostrando così le notevoli potenzialità del brano.

Questa composizione e gli altri pezzi proposti dalla band a Rothchild (compresa “Love Her Madly”, scaturita dalla penna del chitarrista Robby Krieger) non persuasero però il produttore. Egli decise conseguentemente di abbandonare il sodalizio artistico con i Doors.

Agli eventi appena narrati, svoltisi tra l’ottobre e l’inizio di dicembre 1970, va però sovrapposta una spiegazione maggiormente approfondita e circostanziata, utile a chiarire la distanza creatasi tra il gruppo e Rothchild.

Il produttore, oltre a trovare inconsistente la musica che stava prendendo forma per il nuovo disco dei Doors, aveva recentemente manifestato forte interesse per una prospettiva artistica incompatibile con quella perseguita dalla band nel ‘70. La sua attenzione si era diretta verso un Rock-Blues influenzato dal Soul e caratterizzato da arrangiamenti dominati da dinamici e incisivi fiati.

Una strada che si era concretizzata nell’ottobre ’70 (solamente un mese prima del rifiuto opposto ai Doors) nella produzione dell’ultimo LP di Janis Joplin (“Pearl”, poi pubblicato con notevole successo nel gennaio 1971).

La preferenza accordata dal produttore a questa modalità espressiva era stata poi confermata dal disco che Rothchild decise di coordinare nel dicembre ’70 al posto di “L.A. Woman”: “Sometimes I Just Feel Like Smilin’” dei Paul Butterfield Blues Band. Non a caso, questo apprezzabile lavoro è basato sullo stesso canovaccio musicale di “Pearl”, vale a dire un Rock-Blues tinto di Soul e pervaso da energici interventi dei fiati.

In aggiunta ad altre motivazioni, furono quindi le divergenti direzioni sonore intraprese dai Doors e da Rothchild a causare l’allontanamento di quest’ultimo dalla band dopo circa quattro anni di feconda collaborazione.

Lasciati per la prima volta a loro stessi in studio di registrazione (con Botnick come supervisore tecnico), nel corso del dicembre ’70 i Doors iniziarono a mettere a punto e ad incidere i brani che comporranno l’LP “L.A. Woman”.

Ad accompagnarli come nuovo produttore e supervisore tecnico rimase l'eccellente tecnico del suono Bruce Botnick, anch'esso insieme al quartetto californiano fin dall'estate 1966.

Tra i nastri “work in progress” provenienti dalle session di questo 33 giri ritroviamo anche “Riders On The Storm” (qui il link). Lungo i diciotto minuti giunti fino a noi siamo in grado di ascoltare una versione transitoria della canzone. In essa possiamo notare il basso elettrico di Jerry Scheff (ingaggiato come sessionman per la realizzazione di “L.A. Woman”) e il ritmo definitivo assestatosi su un tempo più disteso rispetto alla demo.

In più, nella traccia sono presenti una serie di tentativi di varia lunghezza da parte del gruppo (da pochi secondi a quattro minuti) intercalati da osservazioni di Morrison. Sono proprio gli interventi del cantante tra una take e l’altra ad offrirci due momenti particolarmente interessanti.

Il primo (dal min. 7.40 al min. 8.00) vede Morrison intonare la sigla di un varietà per bambini degli anni ’50 basata su “Ridin’ Down The Trail in Albuquerque” (un brano degli anni ’30 appartenente al genere Western). Poco dopo, egli cita anche “Rawhide”, altro tema Western di una serie televisiva di fine anni’50.

Morrison ribadisce in questo modo le origini di “Riders On The Storm”, nata nell’autunno 1970 mentre i Doors stavano dilettandosi sul riff di un pezzo Western del 1948 (“Ghost Riders In The Sky” di Stan Jones).

La seconda circostanza degna di nota (dal min. 13.54 al min. 14.20) è quella che ci permette di sentire la voce di Morrison suggerire l’inserimento del tuono e della pioggia come sottofondo della canzone. L’idea del frontman è subito recepita con favore da tutti i presenti e, come è noto, sarà tradotta in pratica nella traccia ufficiale.

La demo e la versione “work in progress” di “Riders On The Storm” ci introducono dietro le quinte di una delle composizioni dei Doors più conosciute ed amate.

Utilizzando la funzione ricerca di questo blog potrete leggere altri cinque articoli che indagano la registrazione ufficiale di questo brano: il dialogo basso–batteria; l’uso della pioggia; la chitarra di R. Krieger, la voce di J. Morrison e l’assolo di R. Manzarek.


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