JIM MORRISON AL PIANO: "UNA ODE IMPROVVISATA A FRIEDRICH NIETZSCHE"
Al
principio del settembre 1968 i Doors sono all’apice della fama dopo il primo
posto recentemente ottenuto dal singolo “Hello I Love You” e dall’LP “Waiting
For The Sun”. Essi si stanno preparando a lasciare per la prima volta gli Stati
Uniti.
La band
sta infatti per portare la propria arte dal vivo in Europa per la prima volta
nell’ambito di un tour che durerà circa due settimane e toccherà cinque città. A
separare il quartetto dal volo per Londra, previsto per il 2 settembre, è lo
show al Saratoga Performing Arts Center (nei pressi di New York) del 1°
settembre ‘68.
Prima
dell’esibizione i membri del gruppo vengono ripresi nel backstage dalla
telecamera di Paul Ferrara. Egli stava terminando le riprese di quello che sarà
il documentario auto-prodotto “A Feast Of Friends”, divulgato occasionalmente durante
festival e concerti a partire dal giugno 1969.
L’idea di
documentare gli eventi che circondavano i meravigliosi, imprevedibili e turbolenti
live dei Doors nella primavera-estate ‘68 produsse una gran quantità di
materiale interessante.
Tuttavia,
solamente una parte delle scene filmate da Ferrara, suddivise tra il palcoscenico
e momenti di quotidianità “on the road”, finì sulla pellicola ufficiale. Tra
queste preziose immagini troviamo anche la sperimentale improvvisazione di Jim
Morrison (pianoforte e voce) intitolata “Una Ode Improvvisata a Friedrich Nietzsche”.
A Saratoga
Springs il cantante siede con misteriosa calma al pianoforte messo a disposizione
della band in una sala dell’edificio dove si sarebbe di lì a poco tenuto il
concerto.
Ad essere
presenti nella stanza sono anche gli altri componenti del gruppo: Ray Manzarek e
Robby Krieger con le loro rispettive compagne più John Densmore.
L’atteggiamento
iniziale di Morrison, concentrato e spiritoso allo stesso tempo, è accompagnato
da una concisa introduzione pianistica. Essa è composta da note ed accordi
suonati quasi casualmente, ma capaci tuttavia di attirare l’attenzione su
quanto sta per avvenire.
Morrison
non padroneggiava il pianoforte e l’uso che ne fa nel corso dei due minuti di
questa performance è suggestivamente disordinato nel suono quanto arbitrario e slegato
da qualsiasi competenza tecnica.
Subito
dopo l’introduzione prende il via la narrazione poetica della leggenda che racconta
l’ultimo tormentato anno di vita di Friedrich Nietszche.
La discesa nella follia del celebre filosofo e la seguente morte a cinquantacinque anni sono infatti tutt’ora parzialmente avvolte dal mistero.
Le cause
di questa tragica vicenda sono convenzionalmente spiegate attraverso un mito
moderno, a sua volta ispirato ad uno straziante passaggio del grande romanzo
“Delitto e Castigo” di F. Dostoevskij (1866). Secondo questa versione Nietzsche
sarebbe stato vittima di un collasso mentale dopo avere visto un cavallo
crudelmente frustato ed esservisi accostato con grande dolore e pena.
I fatti
accertati sono invece i seguenti: nel 1899 a Torino il pensatore tedesco cade vittima
di una grave crisi nervosa, la quale lo lascerà in uno stato di totale
prostrazione mentale e fisica fino a portarlo ad una repentina morte alcuni
mesi più tardi (nell’anno 1900).
Nel breve lasso
di tempo che intercorre tra il crollo psicologico di Nietzsche e il suo decesso,
egli viene trasportato da un amico (Franz Overbeck) a Basilea, in Svizzera,
dove sarà accudito nei suoi ultimi giorni di vita dalla madre.
A questi
accadimenti storici fa argutamente riferimento Jim Morrison nella sua ode a
Nietzsche, rivelando una solida preparazione filosofica abilmente celata sotto l’intento
apparentemente giocoso della sua improvvisazione.
Agli
eventi riguardanti l’agonia di Nietzsche, il cantante dei Doors aggiunge diversi
di elementi inventati, i quali non modificano la cronologia e la sostanza di quanto avvenuto, ma ne colorano vividamente i contorni.
Durante
l’ode improvvista a Saratoga, ad esempio, il filosofo impazzisce suonando
follemente il pianoforte e producendo una cacofonia sonora che viene
ulteriormente accresciuta dalle acute urla di Morrison.
In questo caotico
contesto il cantante veste per un attimo i panni di Nietzsche, alla cui pazzia viene
attribuita, con studiata ironia, una astrusa e concitata sonata per pianoforte.
Un altro
particolare frutto della fantasia del frontman dei Doors è rappresentato dal
finale, dove Nietzsche viene portato in una clinica psichiatrica rimanendovi
per quindici anni assistito dalla madre (come già ricordato, sarà invece sostenuto
da sua madre solamente per pochi mesi prima di spirare).
Il
malizioso e compiaciuto sorriso che sfugge a Morrison subito dopo la
conclusione, mentre ha ancora le mani posate sul pianoforte, ci porta
piacevolmente a contatto con la sua scherzosa astuzia. Egli è visibilmente
soddisfatto e divertito di avere provocato riflessioni storico-filosofiche pur
mantenendosi sul piano di un brioso intrattenimento.
Questo video
rivela un “dietro le quinte” risalente ad un periodo, l’estate 1968, che per i
Doors è stato tempestoso, ammaliante dal punto di vista musicale ed
estremamente avvincente nel suo complesso.
Nel
backstage del Performing Arts Center di Saratoga Springs la leggenda sulla
morte di Nietzsche viene sagacemente trasfigurata in un racconto estemporaneo,
ma ricco di dettagli poco noti e basati sulla realtà.
Filosofia,
musica d’avanguardia e poesia vengono fuse assieme da Morrison in maniera volutamente
leggera, dissonante e farsesca, tuttavia in grado di indurre al pensiero e
all’introspezione. Nello stesso modo in cui il cantante dei Doors dosava gli ingredienti
della propria vita: intelligenza riflessiva, trasgressione ed espressività
artistica.
Qui il link al video dell’ode a Nietzsche tratto dal documentario autoprodotto dai Doors “A Feast Of Friends”.
Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” è disponibile su tutte le principali piattaforme. Il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors. Di seguito qualche link:




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