"QUEEN OF THE HIGHWAY" DEI DOORS: DA ROCK-SWING A SOFT ROCK

 

Di ritorno dal tour europeo del settembre 1968, i Doors si immersero nella seconda fase delle registrazioni per il loro quarto LP “The Soft Parade”. Due brani, “Wild Child” e “Wishful Sinful”, erano infatti già stati affrontati e quasi completati durante l’estate.

Nel novembre ’68 la band porta in studio una composizione ispirata da alcuni versi del cantante Jim Morrison, la quale assumerà successivamente il nome ufficiale di “Queen Of The Highway”.

L’arrangiamento inizialmente scelto per questo pezzo si discosta dai lavori precedenti del gruppo, inoltrandosi su di un terreno tanto difficoltoso quanto ambizioso.

Con il chitarrista Robby Krieger momentaneamente assente dallo studio di registrazione, i rimanenti membri del quartetto decidono di ammantare le languide e sinuose melodie della canzone con gli stilemi dello Swing.

Tuttavia, tale scelta non consente al brano di rientrare nel genere Jazz, connotandone solamente le inflessioni sonore esteriori.

Il risultato di questa insolita operazione sovrappone alla struttura di “Queen Of The Highway” una veste sofisticata e melliflua che lascia però intatta la sua identità di ballad Rock.

La strumentazione utilizzata per questa versione è guidata dal pianoforte di Ray Manzarek. Egli è favorito dal suo interesse per la musica Jazz nel sostenere l’ardua sfida posta da questo esperimento di contaminazione tra Rock e Swing.

I suoi due brevi assoli contemplano rispettivamente affabili note singole (dal min. 1.10 al min. 1.25) e accordi elegantemente disinvolti (dal min. 2.06 al min. 2.18; quest’ultima tecnica di assolo jazz è chiamata in gergo “block-chords”).

La sezione ritmica, composta da due elementi, completa la suadente scenografia del pezzo.

In primo luogo, possiamo apprezzare il basso elettrico suonato dal rinomato sessionman Harvey Brooks (bassista nella maggior parte dell’LP “The Soft Parade”). Egli riproduce adeguatamente le rotondità e le cadenze tipiche del contrabasso swing, rappresentando il punto di forza all’interno di questo primo approccio a “Queen Of The Highway”.

In secondo luogo, troviamo la batteria di John Densmore. Essa è percossa con le spazzole, in maniera da mettere in risalto il preteso carattere jazz del brano. Il percorso seguito batterista, al contempo delicato e animato, si dimostra nel complesso convincente e sufficientemente raffinato.

La voce di Morrison è impostata sullo stile “Frank Sinatra” da lui esibito con piacere in svariate circostanze (ad esempio nel ritornello di “You’re Lost Little Girl”, in “Yes, The River Knows”, in “Whishful Sinful” e in “Tell All The People”).

Non avendo raggiunto l’effetto desiderato e avvertendo come la canzone non fosse ancora giunta alla piena maturazione, il gruppo la accantonò, consegnandola al polveroso abbraccio degli archivi.

L’opportunità propizia per il suo recupero venne fornita esattamente un anno dopo nel corso delle incisioni per il successivo album dei Doors (“Morrison Hotel”), i cui lavori ebbero luogo prevalentemente nel novembre e dicembre 1969.

Il brano mantenne sostanzialmente la medesima struttura già costruita sul finire del ‘68: strofa – ritornello (dal min. 0.26 al min. 0.41) – strofa – ritornello (dal min. 1.07 al min. 1.22) – transizione strumentale – strofa – ritornello (dal min. 2.01 al min. 2.20) – coda.

Anche il testo rimase inalterato, tratteggiando poeticamente una storia d’amore tra due giovani ambientata nel sud-ovest degli Stati Uniti.

Lo sfondo della vicenda è dato dall’intersecarsi di un passato selvaggio e suggestivo (quello dei nativi americani) con il presente moderno, simboleggiato dalle sue infrastrutture (l’autostrada) e convenzioni sociali (il matrimonio).

I due versi finali (“Hope it can continue / a little while longer”; in italiano: “Spero che potrà continuare / ancora per un pò”) appaiono scettici sull’esito di questa relazione sentimentale sospesa tra passato e presente degli USA.

I riferimenti al tempestoso rapporto tra Morrison e Pamela Courson sono visibili solamente tra le righe, aggiungendo però al testo un vago sapore autobiografico.

Per quanto riguarda la musica, invece, il mutamento avvenuto per l’inserimento della composizione in “Morrison Hotel” è piuttosto rilevante.

Ad esserne responsabile è il chitarrista Robby Krieger, il quale riscrive completamente l’arrangiamento in chiave Soft-Rock e imprime una moderata accelerazione ai ritornelli.

L’elemento più notevole di questa seconda versione è costituito dal conciso tema introduttivo, che in seguito scandisce per due volte l’andamento della canzone e ne conclude in fine lo svolgimento.

La coinvolgente efficacia di questo estroso motivo è creata dal meccanismo musicale detto “tensione e scioglimento”.

Sette degli otto accordi che lo compongono sono eseguiti in maniera incalzante dalla batteria di Densmore (questa volta suonata con le normali bacchette) e dalla chitarra elettrica di Krieger (dal suono leggermente distorto).

L’ottavo ed ultimo disteso accordo è invece portato in evidenza dal solo pianoforte elettrico (Wurlitzer), scelto da Manzarek come alternativa a quello classico.

Il timbro caldo e avvolgente di quest’ultimo strumento colora di morbide e ondeggianti vibrazioni “Queen Of The Highway”, definendone in modo determinante i lineamenti sonori.

Lungo il brano la linea del basso elettrico è affidata al sessionman Ray Neapolitan, il quale mantiene uno stile semplice e diretto, complementare alla dinamica parte di batteria.

Nonostante il ruolo preminente di Krieger nell’ideare questa seconda trasposizione della canzone, la sua chitarra elettrica si mantiene relativamente defilata, limitandosi ad una funzione ritmica.

Malgrado ciò, i vivaci fraseggi di una chitarra elettrica supplementare sono sovraincisi dal chitarrista al fine di arricchire il secondo ed il terzo ritornello, la sezione strumentale e la coda.

La linea vocale di Morrison di distende con espressiva continuità, sebbene la performance vocale del cantante in questo caso non tocchi gli eccelsi standard ai quali è solito.

Il suo canto è comunque in grado di lasciare il segno su di un brano di buona qualità, il quale non ricopre, fin dalla concezione iniziale, un posto eminente nella discografia dei Doors.

Erede artistica minore di “Love Street” (contenuta nel disco “Waiting For The Sun” del luglio ‘68), “Queen Of The Highway” non verrà proposta dal vivo, divenendo la traccia numero nove di “Morrison Hotel”.

Qui il link alla versione Rock-Swing; qui il link alla versione ufficiale.


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Si ringrazia Alex Raga per la consulenza tecnico-musicale.

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