I DOORS LIVE A STONY BROOK NEL SETTEMBRE 1967: ANALISI DEL BOOTLEG

 

Il 23 settembre 1967, a due giorni della pubblicazione del loro secondo LP “Strange Days”, i Doors si esibiscono di fronte ad una ampia folla di studenti universitari. La massiccia affluenza di ragazze e ragazzi aveva affollato lo spazio antistante il palco ben oltre le norme di sicurezza.

Con l’eco del singolo “Light My Fire” ancora saldamente presente tra la gioventù americana, la band stava attraversando la sua fase migliore in termini di creatività manifestata dal vivo.

Il bootleg che fortunatamente è arrivato fino a noi descrive solamente alcuni segmenti del concerto tenutosi a Stony Brook (nello stato di New York), raggiungendo complessivamente solamente quindici minuti di estensione temporale.

Esso denota un audio deteriorato, ma tutto sommato accettabile per una registrazione catturata da uno spettatore in maniera amatoriale quasi sessanta anni fa.

La breve durata del bootleg, i tagli e le parti di nastro danneggiate non devono trarre in inganno l’ascoltatore, essendo questa un testimonianza di notevole valore storico e musicale.

L’autunno 1967 è infatti un periodo scarsamente documentato tra le esibizioni live dei Doors, nonostante esso sia tra i momenti di maggiore ispirazione nella carriera del quartetto.

In seguito a cinquanta secondi introduttivi, occupati da annunci e dall’accordatura degli strumenti, il gruppo californiano apre lo show con “Soul Kitchen”.

Estratto dal primo album della band (“The Doors”, gennaio 1967), questo trascinante rock offre immediatamente un elemento di elevato interesse.

Il cantante Jim Morrison sostituisce la prima strofa del brano intonando al suo posto i versi iniziali di “When The Music’s Over”, composizione inclusa nell’LP che sarebbe stato svelato al pubblico quarantotto ore dopo (“Strange Days”).

Si tratta dell’unico episodio conosciuto in cui ciò accade, una suggestiva rarità che conferma la libertà artistica e la marcata propensione all’improvvisazione che i Doors sfoggiavano in quei mesi.

La seconda traccia disponibile è “Break On Through (To The Other Side)”, proveniente anch’essa dal disco di debutto della band e ridotta qui ai pochi eccitanti secondi che danno il via al pezzo.

A seguire troviamo “People Are Strange”, presente nella sua totalità ed eseguita in maniera piuttosto fedele alla traccia incisa in studio. Il brano era stato immesso sul mercato diciannove giorni prima di questo concerto come 45 giri, tuttavia, nel giro di pochi mesi uscirà definitivamente dalle scalette dei live del gruppo.

L’ultima porzione di questo bootleg immortala una parte della sequenza comunemente conosciuta come “Wake Up” / “Light My Fire”. Essa era stata escogitata dai Doors alcuni mesi addietro, al principio dell’estate 1967, e comparirà sistematicamente nelle performance degli anni a venire.

Essa viene replicata anche a Stony Brook in tutta la sua forza espressiva, saldando tra loro in maniera estremamente affascinante tre arti: musica d’avanguardia, poesia e teatro.

Sono sei i minuti giunti fino a noi di questo magnifico esperimento, i quali prendono il via dal termine del poema “Wake Up”.

Gli ultimi versi di questa composizione poetica, aspramente gridati da Morrison, sono immersi nelle vorticose note dell’organo elettrico di Manzarek, come disperate esclamazioni trascinate via da un vento surreale.

Prende vita, in questo modo, un abbinamento sonoro eccezionale per inventiva, inusuale nella forma e geniale nella sostanza.

L’arrivo del tema introduttivo di “Light My Fire” richiama improvvisamente gli spettatori dalle profondità dell’inquietante sogno nel quale erano stati precipitati da “Wake Up”.

Dopo due successioni di strofa e ritornello sopraggiunge il primo assolo. Esso è affidato all’organo elettrico di Manzarek, il quale suona un Gibson K101 introdotto da sole due settimane in sostituzione del Vox Continental da lui usato fino ad allora.

Lungo due minuti e mezzo di pregevole estro musicale, il tastierista dei Doors suddivide l’assolo attraverso due distinte modalità stilistiche.

In un primo tempo viene delineato un percorso piacevolmente irregolare, composto da sussultanti note ravvicinate e dalla ripetizione di avvincenti figure melodiche tipiche del Jazz Soul.

Nella seconda e più prolungata parte dell’assolo Manzarek torna ad un linguaggio pienamente rock, dove gli spazi si distendono, attraversati da un’attitudine assertiva e determinata.

Da notare il crescendo finale, nel quale l’organo elettrico è incalzato dal ritmo serrato tenuto dalla batteria di John Densmore.

A seguire, la chitarra elettrica di Krieger elabora un assolo dinamico e coinvolgente, caratterizzato da una concezione brillante e ambiziosa nell’attingere i propri riferimenti stilistici dal Jazz Hard Bop.

Il nastro si interrompe esattamente alla fine di questa seconda escursione solistica, privandoci crudelmente dell’ultima sezione della canzone.

Questa preziosa registrazione non ufficiale del settembre ’67 si distingue anche per l’utilizzo che Jim Morrison fa della sua voce.

Il canto del frontman dei Doors assume una suadente intensità, una sorta di rapimento dai toni profondi e malinconici, che si rivela particolarmente emozionante nelle strofe di “Soul Kitchen”.

Non mancano comunque le graffianti esplosioni tipiche della incantevole vocalità di Morrison.

Nel complesso, il bootleg di Stony Brook merita di essere considerato un ascolto di alto livello musicale. Quindici minuti che fotografano una delle migliori band della storia esplorare le sue immense potenzialità.

Una curiosità finale: a precedere i Doors sul palco fu il Folk Rock psichedelico di Tim Buckley, il quale stava promuovendo il suo secondo lavoro (“Goodbye And Hello”), pubblicato da poche settimane.

Qui il link al bootleg del live a Stony Brook.


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Si ringrazia Alex Raga per la consulenza tecnico-musicale.

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