"(YOU NEED MEAT) DON'T GO NO FURTHER" DEI DOORS: UNA B-SIDE BLUES
I Doors ultimarono le accidentate registrazioni del loro quarto LP “The Soft Parade” nella primavera 1969. Il mixaggio e gli articolati ritocchi finali, insieme ai problemi seguiti ai fatti di Miami (il live del 1° marzo ‘69), rinviarono però la pubblicazione del disco fino al mese di luglio.
Nel frattempo, in maggio si tenne una breve session di un solo giorno, dedicata all’esecuzione di una manciata canzoni in vista di possibili progetti futuri.
Questa occasione vide l’assenza del cantante Jim Morrison, lasciando al tastierista Ray Manzarek il ruolo di voce solista.
La circostanza si rivelò adatta a testare un nuovo pezzo concepito nelle settimane precedenti, “Roadhouse Blues”, il quale verrà temporaneamente accantonato per poi essere ripreso nel disco successivo (“Morrison Hotel”).
Inoltre, la band ridotta a trio si lanciò nella interpretazione di due cover Blues, tra cui “(You Need Meat) Don’t Go No Further”.
Il brano originale appartiene al vasto repertorio del bluesman Willie Dixon, figura centrale nello stile Chicago Blues. La composizione mostra un titolo leggermente diverso da quello assegnatole dai Doors (“Don’t Go No Farther (You Need Meat)”) e viene registrato per la prima volta da Muddy Waters nel 1956 con lo stesso Dixon al contrabbasso (qui il link).
Un assolo del grande armonicista Little Walter costituisce il momento maggiormente coinvolgente di questo saporito blues dalla struttura classica (strofa ritmata – intermezzo melodico – conciso ritornello).
Il testo, una passionale ed ironica invocazione amorosa, è reso accattivante dalla voce ruvida ed ammiccante di Muddy Waters.
Il buon riscontro commerciale della canzone (nono posto nella classifica riservata agli artisti di colore) ne giustificò il recupero da parte di Manzarek, in linea del resto con le sue preferenze musicali. Infatti, egli era solito cantare un altro classico di Muddy Waters (“Close To You”, 1958) fin dai primi concerti del quartetto californiano per consentire a Morrison di riposare la voce.
La versione di “Don’t Go No Farther” arrangiata dai Doors nel maggio ’69 (qui il link) è sensibilmente più lenta di quella incisa da Muddy Waters.
Essa si basa sul dialogo intrecciato dalla batteria di John Densmore con la chitarra elettrica lievemente distorta di Robby Krieger e il dinamico pianoforte elettrico di Manzarek.
Quest’ultimo suona con la mano sinistra la piccola tastiera che riproduce le frequenze del basso elettrico (Fender Rhodes Piano Bass), non essendo presenti sessionmen in studio.
L’assolo, assegnato alla chitarra elettrica, è costruito in maniera convincente sebbene non renda completamente giustizia al talento di Krieger.
La traccia verrà archiviata in attesa di un eventuale utilizzo e riemergerà solamente nel 2019 all’interno dei tre cd intitolati “The Soft Parade 50th anniverasy deluxe edition”.
Pochi mesi dopo, il 22 luglio 1969 (il giorno successivo al concerto tenuto all’Aquarius Theatre di Los Angeles) la band prova alcuni pezzi in un contesto informale e rilassato.
Tra le altre canzoni, viene messa su nastro anche una seconda variante di “(You Need Meat), Don’t Go No Further” (qui il link).
Sostanzialmente identica a quella precedente, essa si distingue solamente per l’assenza di un vero e proprio assolo e per l’uso dell’organo elettrico (Gibson G101) in sostituzione del pianoforte elettrico. Nonostante Morrison sia presente, è ancora Manzarek a cantare questo Chicago Blues.
Trascorsi approssimativamente quattro mesi, giungiamo al terzo ed ultimo capitolo nell’evoluzione di questa cover.
I Doors ne registrano la versione definitiva durante i lavori per l’LP “Morrison Hotel”, svoltisi nell’ottobre e novembre 1969 (qui il link).
Optando per il medesimo ritmo scelto nel 1956 da Muddy Waters, il brano è qui punteggiato dal basso elettrico del sessionman Ray Neapolitan e trascinato dal vivace shuffle della batteria di Densmore.
Come nei due adattamenti già realizzati, la voce di Manzarek risuona profonda, appassionata e incisiva, priva però della magia necessaria per toccare il cuore dell’ascoltatore.
Il tastierista ritorna al pianoforte elettrico, con cui si avventura in un breve e brioso assolo.
Krieger arricchisce la traccia con due linee distinte di chitarra elettrica, una delle quali sovraincisa. La prima di esse si limita all’accompagnamento ritmico.
La seconda intesse tenui accordi sullo sfondo dell’arrangiamento per poi tracciare con lineare sicurezza il secondo assolo (quest’ultima parte solista rappresenta anche l’elemento sonoro di maggior rilievo del brano).
Anche in questo caso la canzone venne accantonata e dovrà attendere altri quindici mesi per poter essere immessa sul mercato.
Nel marzo 1971, infatti, essa occuperà il lato B del singolo “Love Her Madly” che anticipa di un mese la pubblicazione dell’album “L.A. Woman”. Il 45 giri salirà fino all’undicesima posizione negli Stati Uniti, ma non avrà alcun impatto nel Regno Unito.
Pubblicata quasi due anni dopo il suo esordio in studio, “(You Need Meat) Don’t Go No Further” riesce solo in parte a trasmettere le emozioni ai quali i Doors avevano abituato il pubblico.
Pur non deludendo dal punto di vista musicale, essa fornisce una anticipazione pratica del significativo cedimento qualitativo che la band ristretta a trio avrà in seguito alla morte di Morrison.
Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” è disponibile su tutte le principali piattaforme. Il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors. Di seguito qualche link:
Si ringrazia Alex Raga per la consulenza tecnico-musicale.




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