I DOORS REGISTRANO "MONEY": UNA OUTTAKE DALL'LP "MORRISON HOTEL"

 

I Doors interpretarono “Money (That’s What I Want)” per tutta l’estensione della loro carriera. Il quartetto californiano inserì periodicamente, ma con continuità, il brano nelle sue esibizioni live come momento di transizione posto tra le composizioni originali.

La canzone, scritta da Berry Gordy e Janie Bradford, è pubblicata inizialmente nell’estate 1959 dal cantante americano Barret Strong (qui il link).

La veste musicale originaria di questa traccia ha il taglio di un Rhythm And Blues movimentato e coinvolgente, sospinto dalle incalzanti note della chitarra elettrica e punteggiato dal suono squillante di un tamburino.

Il moderato e transitorio successo ottenuto dal pezzo di Strong fu amplificato considerevolmente dalla versione che i Beatles inclusero quattro anni dopo nel loro secondo album (“With The Beatles”, novembre 1963). La band inglese mantenne l’impostazione Rhythm And Blues, portando però in primo piano la grancassa di Ringo Starr e la graffiante voce di John Lennon.

Pochi anni dopo, diversi musicisti inglesi e americani raccolsero il testimone lasciato dai Fab Four introducendo frequentemente “Money” tra le cover proposte al pubblico.

A partire dalla primavera del 1966 anche i Doors ne elaborarono una propria trasposizione, decidendo audacemente di eliminare il riff che aveva caratterizzato fino ad allora il brano. Inoltre, venne modificata in maniera sostanziale la peculiare linea vocale che era stata concepita da B. Strong nel ’59 e successivamente consolidata da J. Lennon nel ‘63.

Ne risultò un Blues dal ritmo velocizzato, il quale appare privo degli accattivanti elementi musicali che ornavano la canzone originale in cambio di una maggiore semplicità di esecuzione.

Dopo circa tre anni e mezzo dalla sua comparsa nei concerti del gruppo, i Doors decisero di incidere “Money” in studio.

L’occasione propizia si concretizzò nel novembre 1969, durante le sedute di registrazione per il quinto album della band (“Morrison Hotel”).

Viene qui mantenuta la lineare impostazione musicale che il gruppo diede alla cover fin dal 1966, contraddistinta da un blues dal ritmo serrato e da un arrangiamento composto da quattro elementi.

Al basso elettrico del session man Ray Neapolitan e alla batteria di John Densmore, si uniscono il pianoforte elettrico in dotazione a Ray Manzarek e la chitarra elettrica (mediamente distorta) di Robby Krieger.

Quest’ultimo strumento ricopre il ruolo di maggior rilievo all’interno della canzone grazie alle inflessioni e ai fraseggi direttamente estrapolati dalla tradizione blues.

A questo proposito, vale la pena di notare la tipica figura boogie-woogie popolare negli anni ’20 e ‘30 del ‘900 nell’ambito del Country Blues, la quale ricorre frequentemente nella prima parte del brano (dal min. 1.09 al min. 1.46).

A risaltare è in particolare l’assolo che Krieger suona con la tecnica detta “slide guitar”, dove un cilindro di vetro viene fatto scorrere sulle corde lungo la tastiera della chitarra.

I dinamici accenti, allo stesso tempo taglienti ed ondulati, che in questo modo egli estrae dalla chitarra elettrica, proseguono anche nella concitata coda della composizione. Essi si collocano nell’alveo dell’eredità artistica lasciata tra il 1954 e il 1962 dal bluesman Elmore James, il quale viene citato esplicitamente dal chitarrista dei Doors dal min. 3.09 al min. 3.14.

Il canto di Morrison è ruvido e spontaneo, innalzandosi verso toni più acuti nel segmento finale della canzone.

La parte vocale del cantante, ancora evidentemente ad uno stadio provvisorio, rivela come tutta la traccia necessitasse ulteriori rifiniture prima di una eventuale diffusione ufficiale.

Il brano venne tralasciato al momento di compilare la tracklist dell’album in via di realizzazione (“Morrison Hotel”). Esso rimase dunque inutilizzato fino alla sua pubblicazione come bonus track nell’edizione in cd redatta nel 2020 per il cinquantesimo anniversario dell’LP.

Tuttavia, la band continuò a suonare “Money” con una certa regolarità nel corso del tour promozionale di “Morrison Hotel”, svoltosi negli Stati Uniti dal gennaio all’agosto 1970.

Va segnalato che il testo di questo pezzo, una sfrontata dichiarazione d’amore per il denaro, è in curioso contrasto con la figura di Morrison, il quale era notoriamente piuttosto scettico verso le ricchezze materiali.

Desta quindi stupore la permanenza del brano per più di quattro anni (dal 1966 al 1970) in non poche scalette degli spettacoli dei Doors.

La cover di “Money (That’s What I Want)” rappresenta la ricaduta in studio di registrazione di una canzone che ha attraversato tutta la turbolenta ed avvincente storia dei concerti del gruppo. Nonostante alcuni aspetti interessanti denotati da questa outtake di “Morrison Hotel”, essa verrà ricordata come performance live più che come traccia di studio.

Qui il link a “Money” registrata in studio dai Doors nel novembre 1969.


Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” è disponibile su tutte le principali piattaforme. Il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors. Di seguito qualche link:

Amazon

Feltrinelli

Commenti