"MY WILD LOVE" DEI DOORS: UN MISTICO CANTO DI LAVORO


Nell’aprile 1968, i Doors stavano per completare le registrazioni del loro terzo LP, “Waiting For The Sun”.

Il disco, pubblicato nel luglio dello stesso anno, era destinato a raggiungere il vertice della classifica statunitense, segnando il momento di maggiore successo nella carriera della band californiana.

L’ultimo brano inciso durante i lavori di questo album fu “My Wild Love”, originato da una idea del cantante Jim Morrison.

La difficoltà nell’inquadrare questa intuizione in un arrangiamento ad essa appropriato spinse il gruppo a sperimentare con una forma canzone alquanto inusuale.

La scelta ricadde infatti sulle regolari e suggestive cadenze dei canti di lavoro (work songs) diffusi in America tra la metà del diciannovesimo secolo e l’inizio del ‘900.

In particolare, la struttura di “My Wild Love” può essere collocata nell’ambito dei cupi e ritmati motivi comuni tra i carcerati costretti ai lavori forzati e incatenati tra loro in una lunga fila (detta in gergo “chain gang”).

Questa tipologia di canto di lavoro è imperniata sulla ripetizione dello schema vocale di chiamata e risposta, impiegato al fine di scandire e coordinare il ritmo degli sforzi fisici compiuti dai detenuti.

La voce solista di Morrison svolge qui entrambi i ruoli (la chiamata e la risposta), intonando i versi del testo con espressiva costanza e voluttuosa malinconia.

In aggiunta, egli estende sinuosamente le vocali contenute all’interno delle parole che chiudono i versi di risposta, immergendo così l’ascoltatore in una atmosfera mesta ed intensamente evocativa.

Attorno alla voce del cantante la band elabora un ambiente sonoro minimalista, composto da battiti di mani, schioccare di dita e cori (privi di parole).

Queste fascinose armonie vocali vengono in un primo tempo mormorate con tono profondo e trascendente, per poi aumentare di volume nell’ultimo segmento della canzone.

Esse ricalcano, rinforzandola, la oscillante melodia della composizione e sono realizzate dai Doors stessi insieme ad altri amici e collaboratori della band presenti in studio di registrazione.

Nel brano sono distinguibili, inoltre, tre diverse percussioni, le quali compensano l’assenza degli strumenti musicali abitualmente suonati dal gruppo.

La prima percussione è un tamburino (scosso per farne echeggiare i dischetti metallici) mentre la seconda è un tamburo.

La terza varietà di percussione è invece composta dal suono frastagliato e crepitante di un sonaglio. Esso si espande rapidamente dal canale sinistro a quello destro dell’audio, producendo un rapido fruscio ulteriormente accentuato da un effetto distorsivo creato in studio.

Questa singolare vibrazione riempie frequentemente lo spettro sonoro del brano con un denso sibilo, il quale aggiunge una sfumatura di oscuro ed ammaliante mistero alla composizione.

L’enigmatico effetto sonoro appena descritto si fonde al riverbero applicato ai cori e al tamburo, fatto risuonare con solenne misticismo. In questo modo, i Doors sovrappongono la dimensione primitiva ed ipnotica di un rituale ancestrale all’incessante dispiegarsi di questo magnetico canto di lavoro.

Il testo di “My Wild Love” narra un viaggio surreale compiuto in luoghi tanto verosimili quanto metafisici dalla donna ritratta nel titolo della canzone.

L’errare irrequieto ed instancabile di questa figura femminile e il suo comportamento imprevedibile ne fanno emergere la natura audace ed indomabile.

Le parole usate da Morrison hanno il pregio di innestare le allegorie immaginarie tipiche di alcune ballad folkloristiche ottocentesche sulla tradizione musicale americana dei canti di lavoro.

Mai eseguita dal vivo, questa traccia costituisce un dettaglio sonoro originale ed inaspettato nell’album “Waiting For The Sun” e, più in generale, nella discografia dei Doors.

Trasportando nel ‘68 riferimenti artistico-culturali ricercati e lontani nel tempo, il quartetto colora i tre minuti circa di durata del brano con una creatività lontana da qualsiasi intento commerciale.

Sebbene denoti una qualità inferiore agli standard del gruppo, “My Wild Love” porta una gradita novità sulla scena musicale di fine anni Sessanta.

Essa lo fa intrecciando sapientemente una parte significativa dell’eredità musicale americana con una spiritualità atavica, connessa agli elementi naturali.

Morrison fu affascinato dal risultato ottenuto nei tre minuti di questa canzone.

Difatti, egli replicò la struttura dei canti di lavoro circa un anno dopo in “Whiskey, Mystics And Men” (una outtake dei Doors del 1969), questa volta basandosi sui motivi marinareschi risalenti alla seconda metà del diciannovesimo secolo.

Qui il link all'articolo su "Whiskey, Mystics And Men".


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Si ringrazia Alex Raga per la consulenza tecnico-musicale.

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