THE DOORS - SANTA CLARA 3/11/1967: UN VIAGGIO NEL BOOTLEG
Nell’ultima parte
del 1967 i Doors sono impegnati in una fitta serie di concerti. Il 3 novembre
sono a Santa Clara (California), circa due mesi dopo la pubblicazione del loro
secondo LP: “Strange Days” (25 settembre 1967).
In questa città
suonano in una sala da ballo, il Continental Ballroom, dove una parte della
performance viene fortunatamente registrata.
Il bootleg che ne risulta denota una discreta qualità audio e i
ringraziamenti più sentiti vanno a chi ha avuto l’idea e la capacità di
documentare questo live del gruppo californiano.
Di fronte a quasi
duemila ragazzi e ragazze i Doors suonano complessivamente molto bene e le
tracce che ci sono pervenute da quella serata sono tutte provenienti dal loro
primo disco (“The Doors” gennaio 1967).
Lo spettacolo inizia
con “Soul Kitchen”, la quale comprende, come momento di maggiore interesse, un
assolo di chitarra elettrica più prolungato e più aggressivo rispetto alla
versione dell’LP.
A seguire è “Break On Through (To The Other Side)”. Questa meravigliosa canzone è cantata con impeto da Morrison, il quale inserisce al suo interno una breve, ma incisiva e affilata, sezione improvvisata.
Qui, l’accompagnamento degli altri membri del gruppo cala di volume per lasciare spazio alle parole gridate dal cantante con una rabbia carica di espressività.
Il pezzo si
protrae per quasi sei minuti, il doppio dell’originale, grazie all’estensione delle
ruvide e vorticose parti strumentali punteggiate dalle grida di Morrison.
“Alabama Song” è
il terzo brano del concerto, suonato ad un tempo leggermente più rapido dell’originale ed abbreviato
nella durata. Esso introduce senza soluzione di continuità “Back Door Man”.
Quest’ultima
canzone è forse la più interessante del bootleg, suonata con forza abrasiva. Essa
è inoltre arricchita da vocalizzi astratti e da versi poetici che Morrison
improvvisa sul sussultante sottofondo blues tenuto dal resto della band (“Names
Of The Kingdom” – “I’ve Got The Right”). Purtroppo, prima che la poesia termini
l’audio viene meno.
Il nastro
riprende dalla metà di “The End”, che segna anche la fine dello show. Di questa
composizione abbiamo qui ben nove minuti. Siamo nella parte più soffusa del
brano, pervasa da un’atmosfera magica e teatrale.
Parti improvvisate e diversificate rispetto alla versione originale
La parte
riguardante il mito di Edipo è stranamente assente, ma viene compensata da una vertiginosa e disorientante danza elettrica dal sapore orientale.
Inoltre, Morrison
lancia qui un’idea, un frammento di frase, che nei mesi successivi si evolverà
fino a costituire la splendida canzone “Five To One”, la quale sarà inclusa nel
successivo LP (“Waiting For The Sun”). Si tratta delle famose parole: “Get
Together One More Time”, rivolte al pubblico di questa serata prima del
finale di “The End”.
Sono solamente 26
i minuti di durata del bootleg, ma bastano per dare un’idea della passione,
della maestria e del coinvolgimento che hanno caratterizzato questo memorabile
spettacolo.
Un bootleg assolutamente
da ascoltare, in quanto testimonianza della spontanea improvvisazione dei Doors
unita all’impatto sonoro dirompente che solo questo gruppo era in grado di
generare dal vivo nel 1967.
Grazie a
mildequator.com.
P.S.: Il mio libro “The Doors Attraverso Strange Days” – il più completo viaggio mai fatto attraverso il secondo LP dei Doors, è disponibile su tutte le principali piattaforme. Di seguito qualche link:



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